Claude Opus 5.5 è il nuovo modello di intelligenza artificiale annunciato da Anthropic il 22 settembre 2026, primo della famiglia Claude 5.5 e nuovo riferimento dell'offerta commerciale dell'azienda statunitense. La novità più rilevante non riguarda tanto la potenza quanto il portafoglio: secondo l'azienda completare i carichi di lavoro tipici costa circa il 40% in meno rispetto a Opus 5. A poca distanza, lo stesso giorno, OpenAI ha presentato due modelli GPT-6 anch'essi più economici, segno che la gara tra i grandi laboratori si sta spostando sul terreno dei costi.
Quanto costa Claude Opus 5.5?
Il listino comunicato da Anthropic parla di 4 dollari ogni milione di token in entrata e 20 dollari ogni milione in uscita, con una sforbiciata del 20% sulle tariffe di Opus 5. I token sono le unità in cui i modelli spezzettano il testo: più lungo è il documento o la sessione di lavoro, più token si consumano e più sale il conto.
Il taglio più netto riguarda però la cache, cioè la memoria temporanea che conserva le informazioni già elaborate per non doverle rileggere da zero: rileggere da lì scende a 0,20 dollari per milione di token, con una riduzione del 60%. Per gli agenti che lavorano a lungo su uno stesso progetto questa voce pesa spesso più del prezzo nominale. Un sistema che rilegge continuamente codice, documentazione e cronologia della conversazione consuma soprattutto lì.
Anthropic dichiara inoltre una generazione delle risposte più rapida di oltre il 30% rispetto al modello precedente. Chi ha bisogno di ancora più velocità può attivare una modalità Fast, disponibile su Claude Code e sulla piattaforma dell'azienda, che arriva a essere due volte e mezza più rapida: in cambio le tariffe salgono al doppio, 8 dollari in input e 40 in output. Esiste anche l'opzione di far girare il modello solo su infrastruttura statunitense, con un ricarico del 10%: un dettaglio che interessa le organizzazioni vincolate da requisiti sulla localizzazione dei dati.
Cosa sa fare: coding, agenti e lavori lunghi
Il terreno scelto da Anthropic è quello della programmazione e del ragionamento complesso. Come raccontano Sky TG24 e la Repubblica, Opus 5.5 è pensato per chi non cerca solo una buona risposta, ma un sistema capace di portare avanti un progetto per conto proprio: modificare codice, eseguire verifiche, procedere per molti passaggi. L'azienda sostiene che il modello raggiunga nella maggior parte dei compiti il livello di Fable 5.1, uno dei suoi sistemi più avanzati, consumando meno risorse.
A sostegno porta una prova interna: la conversione del software HAProxy dal C al linguaggio Rust sarebbe stata portata a termine in 9 ore e mezza, contro le 12 impiegate da Fable 5.1, con una spesa inferiore del 51%. Sono numeri comunicati dall'azienda, non ancora confrontati con valutazioni indipendenti, e vanno letti con la prudenza che merita ogni benchmark autoprodotto. Le fonti non concordano del tutto sul posizionamento: Sky TG24 colloca Opus 5.5 subito sotto Fable, mentre le altre ricostruzioni lo descrivono come la nuova punta dell'offerta.
Il modello è distribuito su Amazon Web Services, Google Cloud e Microsoft, oltre che sulla piattaforma di Anthropic. La finestra di contesto arriva a un milione di token, con un massimo di 128.000 token in uscita: in pratica il modello può tenere sotto gli occhi l'equivalente di un archivio documentale intero. Sonnet 5.5 e Haiku 5.5, le versioni più leggere, sono attese nelle prossime settimane.
Perché la gara si gioca sul costo per attività
Il confronto con OpenAI aiuta a capire la direzione. Circa novanta minuti dopo l'annuncio di Anthropic sono arrivati GPT-6 Sol e GPT-6 Luna, che si affiancano ad Astra presentato il 3 settembre: Sol costa 2 dollari in input e 10 in output, Luna scende a 10 e 50 centesimi, con prezzi che OpenAI descrive dimezzati rispetto alla generazione 5.6.
Per chi compra, però, il prezzo per milione di token dice poco da solo. Conta quanto costa arrivare al risultato finito, non quanto costa un singolo passaggio. Un modello più caro che chiude il lavoro al primo tentativo può risultare più conveniente di uno economico che deve riprovare cinque volte. È la logica con cui conviene valutare qualsiasi automazione basata sull'AI anche in una piccola impresa: misurare il costo di un'attività completata, non la tariffa di listino.
Sicurezza e contesto: il paradosso del rallentamento
Il lancio arriva dieci giorni dopo l'appello del CEO di Anthropic Dario Amodei, che il 12 settembre aveva chiesto all'industria di «rallentare la frontiera», proponendo accesso stabile dei valutatori esterni ai laboratori, standard condivisi tra i Paesi democratici e, in prospettiva, intese internazionali. Nel suo vocabolario rallentare non significa fermarsi, ma far crescere le capacità a un ritmo che i sistemi di sicurezza riescano a seguire.
Sul nuovo modello Anthropic ha attivato protezioni di produzione: quando queste intervengono, i compiti legati alla sicurezza informatica vengono dirottati su Claude Opus 4.8 e quelli su biologia e sviluppo di modelli avanzati su Opus 5, con un probabile effetto in negativo sui punteggi dei test. Sono previsti controlli esterni, tra cui METR e Frontier Design. Sullo sfondo restano il dibattito internazionale — il 21 settembre oltre venti capi di Stato hanno chiesto test obbligatori all'Assemblea generale dell'ONU, mentre Donald Trump ha respinto ogni ipotesi di supervisione globale — e l'indiscrezione del Financial Times su una possibile quotazione in borsa di Anthropic.

