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Mabasta bullismo scuole: come funziona il movimento nato nel Salento nel 2016

Il movimento antibullismo Mabasta, nato tra i banchi di scuola nel 2016, ha diffuso il suo metodo in istituti di tutta Italia con murales, teatro e materiali autoprodotti. Non risultano invece conferme sul lancio di un'app.

24 settembre 2026 4 min di lettura
Mabasta bullismo scuole: come funziona il movimento nato nel Salento nel 2016

Il movimento Mabasta bullismo scuole è nato nel 2016 dai banchi di un istituto del Salento e negli anni si è diffuso in classi di tutta Italia, dove studenti e insegnanti adottano il cosiddetto "Modello Mabasta" per prevenire prepotenze e cyberbullismo. A raccontarne l'espansione è una cronaca pubblicata da PugliaIn il 1° giugno 2022, che descrive le iniziative di fine anno scolastico organizzate dalle scuole aderenti. Il tratto distintivo è che a guidare il progetto sono gli studenti stessi, non gli adulti.

Nelle fonti disponibili non compare invece alcun annuncio ufficiale di un'applicazione o di una piattaforma digitale lanciata dal movimento: chi cerca informazioni su una "app Mabasta" al momento non trova conferme documentate, e su questo torneremo più avanti.

Che cos'è il Modello Mabasta e come funziona nelle scuole

Mabasta è un movimento giovanile antibullismo nato tra i banchi di scuola nel 2016 e oggi attivo in numerosi istituti italiani. Il suo strumento principale è un metodo, chiamato "Modello Mabasta", che le scuole possono adottare e applicare al proprio interno. In pratica significa che una classe o un intero istituto si impegna a seguire un percorso strutturato di prevenzione, con i ragazzi in prima linea nel riconoscere e segnalare le situazioni a rischio.

Il team è coordinato dal team leader Mirko Cazzato. L'idea di fondo è semplice: contro il bullismo funzionano meglio i coetanei degli adulti, perché sono i primi ad accorgersi di quello che succede in corridoio, in chat o negli spogliatoi. È lo stesso principio della cosiddetta peer education, l'educazione tra pari, molto usata nei programmi scolastici di prevenzione.

Murales, teatro e magliette: come le scuole hanno chiuso l'anno

Secondo la ricostruzione di PugliaIn, negli ultimi giorni di lezione le scuole aderenti hanno organizzato eventi celebrativi accomunati dallo slogan del movimento contro il bullismo tra i giovani. L'elenco delle attività è lungo e volutamente eterogeneo: spettacoli teatrali, musical, concerti, incontri a tema, presentazioni, poesie e racconti scritti dagli studenti.

A questi si aggiungono materiali prodotti direttamente dai ragazzi, come magliette autoprodotte, manifesti e gadget, fino a un murales di grandi dimensioni realizzato sulla facciata esterna di un edificio scolastico. Il messaggio diventa visibile e permanente, non un'ora di lezione che finisce e si dimentica.

Tra gli istituti citati come particolarmente attivi ci sono il Polo 2 di Casarano, il comprensivo intitolato ad A. Vassallo a Racale e quello che unisce Collepasso e Tuglie. Agli incontri hanno partecipato i ragazzi del movimento insieme a Giacomo Sances, musicista e autore, che con Lorenzo Palumbo ha firmato per Vesepia il romanzo sinfonico "La teoria della giostra", un libro in cui il movimento compare tra i protagonisti e che, nella lettura del quotidiano pugliese, ha contribuito a sensibilizzare i più giovani sul tema.

Esiste davvero un'app Mabasta contro il bullismo?

Al momento non risulta, nelle fonti verificate per questo articolo, alcun annuncio di un'app o di una rete digitale lanciata dal movimento. Un progetto simile non è confermato da comunicazioni ufficiali disponibili, e riportarlo come notizia sarebbe scorretto. Il materiale consultato descrive un'attività fatta soprattutto di presenza fisica nelle scuole, eventi, laboratori e produzione di materiali.

Questo non toglie che il tema digitale sia centrale: il cyberbullismo, cioè il bullismo che avviene attraverso chat, social e messaggistica, è esplicitamente tra i fenomeni che il movimento cerca di prevenire. Chi lavora nella scuola o segue il tema farà bene ad attendere una comunicazione diretta del movimento prima di dare per assodata l'esistenza di uno strumento digitale.

Perché questa storia interessa anche fuori dalla scuola

Per chi guida un'attività o un'organizzazione, il caso Mabasta è un esempio interessante di come un progetto nato in un contesto molto piccolo e senza budget possa replicarsi altrove. Il meccanismo non è la campagna pubblicitaria, ma un metodo semplice che altri possono adottare e adattare, insieme a una comunità che lo porta avanti.

La scalabilità, qui, passa dal metodo replicabile più che dalla tecnologia. È una lezione che vale per associazioni, reti di imprese e progetti territoriali: prima si definisce cosa si fa e come si fa, poi eventualmente si costruiscono gli strumenti, digitali o meno, per farlo arrivare più lontano. L'ordine inverso, cioè partire dall'app sperando che crei la comunità, raramente funziona.

Fonti: PugliaInApri la fonte